Quando si vendono aziende, si assumono dipendenti chiave o gli azionisti uniscono le forze, le parti coinvolte hanno spesso bisogno della garanzia che i propri investimenti, i rapporti e le informazioni riservate saranno tutelati una volta conclusa la transazione. I patti restrittivi — clausole che limitano le azioni che una persona può intraprendere dopo la conclusione di una transazione o la cessazione di un rapporto di lavoro — sono tra gli strumenti più efficaci a disposizione per garantire tale protezione.
Eppure sono anche tra le clausole più spesso contestate nei contenziosi commerciali inglesi. I tribunali non si limiteranno ad applicare una clausola restrittiva solo perché le parti l’hanno concordata. Le clausole restrittive devono essere redatte con cura, adattate al contesto specifico e adeguatamente sostenute dal contratto sottostante. Se redatte correttamente, possono rivelarsi preziose. Se redatte in modo errato, invece, potrebbero rivelarsi inutili o, peggio ancora, esporre la vostra azienda a rischi legali e costi significativi.
In questo articolo, il team commerciale dello studio legale Ronald Fletcher Baker LLP analizza il funzionamento delle clausole restrittive in tre contesti commerciali chiave, i principi applicati dai tribunali nel valutare la loro applicabilità e le conseguenze concrete di una redazione inadeguata.
Che cos’è una clausola restrittiva?
Una clausola restrittiva è un obbligo contrattuale che limita la libertà di una parte di agire in un determinato modo, solitamente dopo la cessazione di un contratto o di un rapporto. In ambito commerciale, le tipologie più comuni includono:
- Clausole di non concorrenza — che impediscono a una parte di svolgere un’attività concorrente o di lavorare per un concorrente.
- Clausole di non sollecitazione — che impediscono a una parte di contattare ex clienti o contatti commerciali.
- Clausole di non negoziazione — che vanno oltre il divieto di sollecitazione, vietando qualsiasi rapporto commerciale con determinate persone, anche nel caso in cui siano queste ultime a prendere l’iniziativa di contatto.
- Clausole di non sollecitazione — volte a impedire il reclutamento o l’adescamento di ex colleghi o dipendenti.
- Obblighi di riservatezza — la tutela delle informazioni aziendali sensibili, dei segreti commerciali e dei dati riservati è fondamentale per gli imprenditori.
Ciascuna di queste tipologie può ricomparire in contratti di acquisto di azioni, contratti di lavoro e patti parasociali, ma il modo in cui vengono valutate dai tribunali varia in modo significativo a seconda del contesto in cui si inseriscono.
Il principio giuridico fondamentale: la ragionevolezza
Il diritto inglese considera tutte le clausole restrittive sotto la prospettiva della limitazione della libertà di commercio. Il punto di partenza è che qualsiasi clausola che limiti la capacità di una persona di esercitare la propria attività commerciale, professionale o imprenditoriale è, in linea di principio, contraria all’ordine pubblico e pertanto nulla, a meno che non possa essere giustificata.
Per essere applicabile, una clausola restrittiva deve soddisfare due requisiti fondamentali:
- Deve tutelare un interesse commerciale legittimo: i tribunali non applicheranno clausole che non costituiscano altro che una protezione contro la concorrenza in sé. Deve esserci un interesse reale in gioco, come l’avviamento, le informazioni riservate o la stabilità dei rapporti di lavoro.
- Non deve andare oltre quanto sia ragionevolmente necessario per tutelare tale interesse: l’ambito di applicazione dell’accordo (in termini di durata, portata geografica e attività soggette a restrizione) deve essere proporzionato all’interesse tutelato.
Principio fondamentale: un tribunale non modificherà una clausola che si spinga troppo oltre.
Se una restrizione viene ritenuta irragionevole nella sua portata, il tribunale non si limiterà a ridimensionarla fino a renderla applicabile, ma la annullerà completamente.
Questa è nota come la regola contro l’approccio della ‘matita blu’, fatta salva una serie limitata di eccezioni relative alla separabilità.
La ragionevolezza di una clausola viene valutata alla data di stipula del contratto, non alla data in cui se ne richiede l’applicazione. Ciò rende ancora più importante che le clausole siano attentamente valutate e adeguatamente calibrate sin dall’inizio.
Clausole restrittive nei contratti di acquisto di azioni
Perché sono importanti
Quando un’azienda viene acquisita, l’acquirente non sta semplicemente acquistando beni patrimoniali, ma anche l’avviamento. Il valore dell’azienda è spesso legato alle relazioni con i clienti, alla sua reputazione e al personale chiave. Senza un’adeguata tutela, il venditore potrebbe, il giorno dopo il perfezionamento dell’operazione, avviare un’attività concorrente e cominciare a contattare proprio quei clienti e quel personale che hanno conferito valore all’azienda acquistata.
Le clausole restrittive contenute nei contratti di acquisto di azioni (SPA) sono quindi fondamentali per tutelare l’avviamento per cui l’acquirente ha pagato. Esse vengono solitamente imposte ai venditori e a qualsiasi persona strettamente legata all’azienda.
Cosa si aspettano i tribunali
I tribunali adottano un approccio più indulgente nei confronti delle clausole restrittive contenute negli accordi di cessione (SPA) rispetto a quelle presenti nei contratti di lavoro. La motivazione è chiara: il venditore ha ricevuto un corrispettivo di valore per l’avviamento dell’azienda ed è commercialmente ragionevole che sia tenuto a non compromettere immediatamente ciò che ha venduto.
Ciò significa che, nel contesto di una vendita commerciale, è più probabile che vengano riconosciuti periodi di tempo più lunghi e restrizioni geografiche più ampie rispetto al contesto lavorativo. Tuttavia, i vincoli devono comunque essere ragionevoli. Anche in un accordo di cessione (SPA), una clausola di non concorrenza a tempo indeterminato che copra ogni settore a livello mondiale sarebbe inapplicabile.
Problemi comuni nella redazione dei documenti
- Durata — gli impegni previsti nei contratti di compravendita (SPA) di durata compresa tra due e cinque anni sono spesso, sebbene non sempre, considerati ragionevoli. Gli impegni che esulano da tale intervallo dovrebbero essere accuratamente motivati.
- Ambito geografico — la restrizione dovrebbe rispecchiare l'estensione geografica dell'attività, non le aspirazioni. Un'azienda locale non può sostenere una restrizione a livello mondiale.
- Ambito di attività — le attività soggette a restrizioni devono riguardare l’attività effettivamente svolta dall’impresa, non l’attività commerciale in generale.
- Chi è soggetto all’obbligo — occorre prestare attenzione affinché tutti i venditori interessati e le persone collegate siano correttamente inclusi, utilizzando termini adeguatamente definiti.
Clausole restrittive nei contratti di lavoro
Perché sono importanti
I datori di lavoro investono ingenti risorse nel proprio personale: nella formazione, nella concessione dell’accesso a informazioni riservate e nella costruzione di rapporti con i clienti. Quando un dipendente lascia l’azienda, in particolare per passare alla concorrenza, sussiste il rischio concreto che tale investimento vada perso e che la posizione del datore di lavoro sul mercato venga compromessa.
Le clausole restrittive nei contratti di lavoro consentono ai datori di lavoro di tutelare interessi legittimi — quali i rapporti con i clienti, le informazioni riservate e la stabilità dei team — per un periodo determinato successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. In loro assenza, i dipendenti che lasciano l’azienda sarebbero liberi di entrare immediatamente in concorrenza.
Il contesto occupazionale: standard più elevati
I tribunali esaminano le clausole restrittive in materia di lavoro con molta maggiore attenzione rispetto a quelle contenute negli accordi commerciali. Un dipendente si trova in una posizione sostanzialmente diversa rispetto a chi cede un’azienda: non ha ricevuto una somma in conto capitale che rifletta il valore dell’avviamento, e la sua libertà di guadagnarsi da vivere è una questione di notevole interesse pubblico.
Ne consegue che le clausole di non concorrenza devono essere giustificate alla luce delle specificità del ruolo ricoperto dal singolo dipendente. Una clausola adeguata per un dirigente di alto livello potrebbe risultare del tutto inapplicabile se applicata a un dipendente di livello inferiore. Questo aspetto viene spesso trascurato dai datori di lavoro che utilizzano contratti standard per l’intera forza lavoro.
Avvertenza pratica: è altamente improbabile che le clausole restrittive generiche applicate a tutti i dipendenti, indipendentemente dall’anzianità di servizio o dall’accesso a informazioni riservate, siano applicabili.
Gli accordi devono essere giustificati singolarmente e sottoposti a revisione periodica man mano che i ruoli evolvono.
Il periodo di aspettativa e la sua interazione con le clausole contrattuali
Molti datori di lavoro includono clausole relative al “garden leave” insieme alle clausole restrittive. Durante il “garden leave”, il dipendente continua a percepire la retribuzione ma non è tenuto a presentarsi al lavoro, il che consente ai rapporti con i clienti di affievolirsi naturalmente. I tribunali tengono generalmente conto di qualsiasi periodo di "garden leave" scontato nel valutare la ragionevolezza delle restrizioni successive alla cessazione del rapporto di lavoro: un periodo prolungato di "garden leave" può di fatto ridurre la durata applicabile di una clausola restrittiva successiva alla cessazione del rapporto di lavoro.
Aspetti fondamentali da considerare nella redazione
- Interesse legittimo — il datore di lavoro deve specificare quale interesse concreto la clausola sia volta a tutelare. I riferimenti generici alla ‘concorrenza’ non sono sufficienti.
- Anzianità di servizio e ruolo — le clausole contrattuali dovrebbero essere personalizzate in modo da riflettere l’effettivo livello di anzianità di servizio del dipendente, i clienti a cui ha accesso e le informazioni riservate di cui è in possesso.
- Durata — per i dipendenti senior che ricoprono ruoli a contatto con i clienti vengono spesso approvati periodi compresi tra i sei e i dodici mesi; i periodi più lunghi sono oggetto di un esame sempre più attento.
- Ambito geografico — deve rispecchiare il territorio effettivo in cui il dipendente ha svolto la propria attività o di cui era responsabile.
- Corrispettivo — le clausole introdotte nel corso del rapporto di lavoro dovrebbero essere accompagnate da un nuovo corrispettivo (ad esempio un aumento di stipendio, una promozione o un altro beneficio); in caso contrario, potrebbero risultare inapplicabili per mancanza di corrispettivo.
Clausole restrittive negli accordi tra azionisti
Perché sono importanti
Un patto parasociale disciplina i rapporti tra gli azionisti di una società, disciplinando spesso aspetti quali il processo decisionale, la politica dei dividendi e le modalità di uscita dal capitale. In questo contesto, le clausole restrittive hanno una duplice finalità: tutelano gli interessi della società e proteggono gli azionisti gli uni dagli altri.
Tra le clausole più comuni figurano quelle che impediscono a un azionista uscente di entrare in concorrenza con la società, di sottrarle personale o di sollecitare i suoi clienti dopo aver venduto o ceduto le proprie azioni. In una società a ristretta base azionaria, in cui gli azionisti sono spesso anche amministratori o dipendenti chiave, tali tutele possono rivestire particolare importanza.
Sfide nella redazione
Una delle complicazioni più rilevanti negli accordi tra azionisti è la doppia veste in cui operano molti azionisti. Un azionista che sia anche un dipendente può essere vincolato da clausole restrittive sia nel proprio contratto di lavoro che nell’accordo tra azionisti. Garantire che tali disposizioni siano coerenti, complementari e non creino conflitti richiede un’attenta riflessione.
I tribunali analizzeranno le clausole restrittive contenute in un accordo tra azionisti con un approccio simile a quello adottato nei contratti di lavoro, qualora tali clausole siano di fatto imposte a una persona nell’ambito di un rapporto di natura lavorativa. Tuttavia, qualora la clausola restrittiva sia effettivamente riconducibile alla partecipazione azionaria — ad esempio, in caso di vendita di azioni — potrebbe essere applicato un approccio più commerciale, analogo a quello previsto nel contesto degli accordi di cessione azionaria (SPA).
Importante: la definizione del patto è fondamentale.
Un patto descritto come relativo alla titolarità delle azioni, ma che in pratica limita la condotta di un dipendente, sarà considerato come un patto di lavoro — e sarà quindi sottoposto a un livello più elevato di controllo giurisdizionale.
Una consulenza legale adeguata è fondamentale per garantire una corretta definizione e redazione.
Le conseguenze di un errore
Le conseguenze di clausole restrittive redatte in modo inadeguato possono essere gravi e di ampia portata. Le aziende che fanno affidamento su restrizioni inapplicabili spesso si rendono conto della propria vulnerabilità proprio nel momento peggiore: quando una figura chiave ha lasciato l’azienda ed è già entrata in concorrenza.
Il Patto viene annullato
Se un tribunale ritiene che una clausola vada oltre quanto ragionevolmente necessario per tutelare un interesse legittimo, essa verrà annullata integralmente. L’impresa si ritroverà quindi priva di qualsiasi tutela, anche se una restrizione leggermente più limitata sarebbe stata perfettamente valida.
Sebbene i tribunali abbiano poteri limitati per ‘separare’ un elemento irragionevole di una clausola contrattuale e preservarne il resto, ciò è possibile solo qualora la parte contestata possa essere rimossa senza modificare in modo sostanziale la natura dell’obbligo — e i tribunali sono riluttanti a farsi carico del compito di riscrivere ciò che le parti avrebbero dovuto redigere correttamente sin dall’inizio.
Il provvedimento inibitorio può essere respinto
Qualora un'impresa richieda un provvedimento d'urgenza per impedire la violazione di una clausola restrittiva, il tribunale deve accertarsi che sussista una questione seria da sottoporre a giudizio. Se la clausola presenta evidenti vizi di redazione, il tribunale può rifiutare del tutto il provvedimento provvisorio, consentendo così il proseguimento dell'attività concorrenziale in attesa del processo a tutti gli effetti, momento in cui il danno potrebbe già essere stato arrecato.
Il risarcimento dei danni potrebbe essere insufficiente
Quando le informazioni riservate di un’azienda sono state utilizzate in modo improprio, o la clientela è stata sottratta, il danno economico può risultare difficile da quantificare e da recuperare, anche in caso di esito positivo del procedimento. I tribunali rilevano spesso che il risarcimento dei danni costituisce un rimedio inadeguato nei casi relativi a clausole di non concorrenza: un motivo in più per garantire che la clausola sia esecutiva sin dall’inizio, consentendo di richiedere rapidamente un provvedimento inibitorio.
Spese legali inutili
Far valere una clausola restrittiva viziata — o difendersi da un’azione legale intentata in base ad essa — può rivelarsi estremamente costoso. I contenziosi relativi alle clausole restrittive spesso procedono rapidamente, comportano istanze urgenti e richiedono la consulenza di esperti legali con breve preavviso. Le imprese che scoprono in quella fase che i propri patti sono viziati si trovano di fronte a una scelta difficile: affrontare un contenzioso costoso con esiti incerti oppure rinunciare completamente alla propria posizione.
Rischio reputazionale
I procedimenti derivanti da controversie relative agli accordi di vincolo possono attirare l’attenzione, in particolare nei settori in cui i movimenti di figure chiave o i rapporti con i clienti sono oggetto di stretta sorveglianza. Le aziende coinvolte in tali controversie potrebbero ritenere che il procedimento stesso sia dannoso quanto la violazione sottostante.
Come farlo nel modo giusto: punti chiave da ricordare
La buona notizia è che tutti i rischi sopra citati sono in gran parte evitabili grazie a un'adeguata consulenza legale e a un'attenta redazione dei testi. L'approccio dovrebbe essere guidato dai seguenti principi:
- Adattare, non applicare modelli predefiniti: le clausole restrittive devono essere adattate alla singola persona, al ruolo e al contesto commerciale specifici. L’applicazione uniforme di clausole standardizzate in tutta l’azienda comporta rischi significativi.
- Identificare l’interesse legittimo: prima di redigere qualsiasi restrizione, occorre identificare chiaramente quale interesse essa sia destinata a tutelare. Le clausole restrittive prive di un fondamento adeguato sono destinate a fallire.
- Adeguare l’ambito di applicazione: la durata, la portata geografica e la gamma delle attività soggette a restrizioni dovrebbero essere tutte adeguate a quanto è realmente necessario. Un approccio più ampio raramente è migliore.
- Rivedere periodicamente le clausole restrittive: man mano che le attività, i ruoli e le relazioni si evolvono, è opportuno riesaminare tali clausole. Una clausola che risultava adeguata all’inizio potrebbe diventare sproporzionata nel corso del tempo, o viceversa.
- Garantire un corrispettivo adeguato — in particolare in ambito lavorativo, le clausole restrittive introdotte o modificate nel corso di un rapporto di lavoro in essere dovrebbero essere supportate da un nuovo corrispettivo.
- Rivolgetevi a uno specialista: le controversie relative alle clausole contrattuali costituiscono un settore di competenza specifica. I team commerciali di Ronald Fletcher Baker LLP vantano una vasta esperienza nella consulenza sia in materia di redazione delle clausole contrattuali sia in materia di loro applicazione.
Conclusione
Le clausole restrittive non sono una semplice formalità da spuntare su un elenco. Rappresentano alcune delle disposizioni più collaudate dal punto di vista giuridico e più rilevanti dal punto di vista commerciale presenti nei contratti commerciali, e i tribunali applicano criteri rigorosi quando vengono chiamati a farle rispettare.
Che si tratti di negoziare l’acquisizione di un’azienda, di inserire un dirigente nel proprio organico o di riorganizzare gli accordi tra azionisti, dedicare il tempo necessario a redigere con cura tali clausole — avvalendosi della consulenza di un legale specializzato — può fare la differenza tra una tutela solida e applicabile e una costosa lezione sui limiti del diritto contrattuale.