I social media hanno rivoluzionato il modo in cui comunichiamo tra noi, ma possono anche rappresentare un terreno fertile per la diffamazione. Ursula Van Hezel, avvocato specializzato in gestione della reputazione, illustra quali misure è possibile adottare quando qualcuno è stato diffamato online.
La diffamazione è un illecito civile che sminuisce la reputazione di un individuo agli occhi dei membri della società dotati di buon senso in generale (Sim contro Stretch [1936] All ER, pag. 1240 – Lord Atkin)
Una volta che un'affermazione è stata identificata come diffamatoria, può essere classificata come "diffamazione scritta" (libel), ovvero un'affermazione diffamatoria in forma permanente, oppure come "diffamazione verbale" (slander), che comprende le forme non permanenti di diffamazione.
I media tradizionali, sia cartacei che radiotelevisivi, sono realizzati da giornalisti e sottoposti a verifica dei fatti e a revisione legale. I contenuti vengono poi pubblicati su un numero limitato di testate e il numero di lettori è limitato dalla tiratura nel caso della stampa tradizionale.
Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione radiotelevisivi, le espressioni diffamatorie pronunciate durante una trasmissione in diretta sono considerate diffamazione a mezzo stampa, poiché assumono una forma permanente (art. 166, comma 1, della Legge sulla radiodiffusione del 1990).
Dato che i contenuti pubblicati su Internet e sui social media sono spesso autopubblicati, essi non sono sottoposti al controllo di qualità previsto per i media tradizionali, sia cartacei che radiotelevisivi, e non tendono ad essere soggetti alle consuete restrizioni relative alla verifica dei fatti e al controllo legale.
Il primo passo per affrontare i contenuti diffamatori online consiste nel determinare se tali contenuti siano effettivamente diffamatori. L’articolo 1 del Defamation Act 2013 (“DA 13”) stabilisce che un “un'affermazione non è diffamatoria a meno che la sua pubblicazione non abbia causato, o sia suscettibile di causare, un grave danno alla reputazione del ricorrente”. Ciò è stato interpretato nel senso che, sulla base del principio della prevalenza delle probabilità, la pubblicazione aveva causato, o rischiava di causare, un grave danno alla reputazione. I tribunali esamineranno tutte le circostanze rilevanti sia precedenti che successive alla pubblicazione; pertanto, la prova del danno alla reputazione è essenziale (Lachaux v Independent Print Ltd [2015] EWCH 2242 (QB), confermato dalla Corte Suprema, cfr. Lachaux v Independent Print Ltd [2019] UKSC 27). Qualora un’azienda o un ente commerciale fosse vittima di contenuti diffamatori, dovrà dimostrare di aver subito una grave perdita finanziaria (sezione 1 (2) del DA 13).
Esempi di affermazioni diffamatorie possono includere, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, accuse di disonestà, incompetenza, comportamenti illeciti, difficoltà finanziarie o coniugali.
Una volta accertato che il contenuto è diffamatorio, è opportuno consultare le linee guida del sito Internet o della piattaforma social in questione, poiché tali siti dispongono di termini e condizioni che stabiliscono le procedure da seguire per segnalare i contenuti che violano la legge.
Una persona che si ritenga lesa da contenuti diffamatori online può segnalarli tramite i canali di segnalazione previsti dal sito Internet o dal social media in questione.
La responsabilità per i contenuti diffamatori pubblicati sui social media e online non si limita all’autore di tali contenuti. La responsabilità può estendersi al fornitore di servizi Internet, al gestore del sito web o al datore di lavoro.
Il gestore di un sito web può avvalersi della difesa prevista dall’articolo S5 del DA 2013, a condizione che non sia un redattore, un autore o un editore commerciale. Tale difesa non è applicabile se non è possibile identificare l’autore della dichiarazione diffamatoria e il gestore del sito web non ha rispettato la procedura prevista dal Regolamento sulla diffamazione (gestori di siti web) del 2013.
Qualora la segnalazione dei contenuti diffamatori tramite i canali di segnalazione previsti dal sito non dovesse rivelarsi efficace, il passo successivo consiste nel redigere una richiesta di rimozione da notificare al gestore del sito web.
Infine, i gestori dei siti web solitamente richiedono agli utenti di registrarsi e di fornire alcuni dati durante la procedura di registrazione, quali nome, indirizzo e indirizzo e-mail.
Qualora un potenziale ricorrente abbia bisogno di ottenere i dati di una persona che si nasconde dietro uno pseudonimo online e di identificare chi sia l’autore di contenuti diffamatori anonimi, in Inghilterra e Galles il potenziale ricorrente può richiedere un’ordinanza Norwich Pharmacal (NPO) per ottenere il provvedimento adeguato.
I criteri che devono essere soddisfatti affinché il tribunale conceda tale provvedimento sono i seguenti: in primo luogo, deve sussistere un illecito ai danni della persona che richiede il provvedimento e, in secondo luogo, l’organizzazione senza scopo di lucro deve essere necessaria per consentire l’avvio di un’azione legale nei confronti dell’autore dell’illecito.
Infine, la persona nei confronti della quale si richiede l’ordinanza NPO deve essere stata in qualche modo coinvolta nell’illecito, anche se in buona fede, ed essere in grado di fornire, su ordine del tribunale, le informazioni necessarie per consentire l’identificazione dell’autore effettivo dell’illecito. Il tribunale concederà l’ordinanza NPO solo se ciò risulti proporzionato alla luce di tutte le circostanze.
Si tratta di un passo utile nel caso in cui un potenziale ricorrente intenda successivamente intentare un’azione legale per diffamazione, poiché consente di identificare l’autore effettivo del reato. Prima di intraprendere tale percorso, è opportuno valutare le conseguenze in termini di costi. Salvo circostanze eccezionali, il richiedente non solo sarà tenuto a sostenere le proprie spese relative alla richiesta, ma probabilmente dovrà anche pagare le spese sostenute dal convenuto per ottemperare all’ordinanza, nonché le spese legali del convenuto. Vale la pena notare che tali spese potrebbero, in ultima analisi, essere recuperabili nell’ambito di un’azione legale intentata contro l’autore principale del reato.
Per ulteriori informazioni, contattare Ursula al numero 020 7467 5750 oppure u.vanhezel@rfblegal.co.uk